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Tiglio di Rocca San Felice

Il Tiglio di Rocca San felice si erge nella bellissima piazza centrale di Rocca San Felice, un piccolo borgo in provincia di Avellino.

Il mastodontico albero secolare fu piantato durante il periodo della Repubblica Partenopea, come simbolo della libertà conquistata dal popolo.

Ormai da secoli il tiglio è centro fisico e simbolico della piccola città di Rocca San Felice. La storia ha fatto si che spesso gli abitanti si riuniscano sotto le grandi frondi del tiglio, che in estate offrono un’ottima riparazione dal caldo.

La pianta è circondata da un piccolo basamento ottagonale a due gradoni, risalente al 1870.

La sua maestosità e la sua bellezza hanno sempre colpito e suscitato profonda ammirazione nei turisti giunti a Rocca San Felice. Dopo aver percorso le piccole viuzze della città, una volta entrati nella storica piazza, i turisti si affacciano del tutto inaspettatamente a una vista suggestiva e accogliente allo stesso tempo. Da una parte, il grande tiglio simbolo della città, dall’altra, la fontana monumentale. Questa possiede un magnifico stile classico, che rispecchia la sua antichità.

Circoscritta al tiglio, si trova una serie di opere architettoniche di rilevante importanza. A lato del tiglio si trova l’imponente loggiato in pietra del palazzo De Antonellis-Villani, non meno famoso dell’albero secolare. A pochi passi dal tiglio, la piazza centrale si allarga sulla destra, dove sono situati l’ingresso e il cortile del palazzo De Antonellis-Villani.

Dal lato opposto al suddetto loggiato, è situata la bellissima facciata della Chiesa Madre, a cui è annesso l’alto campanile.

Alzando lo sguardo oltre il tiglio, è possibile scorgere il torrione del castello, anch’esso simbolo di Rocca San Felice.

Curiosità

Conosciuta anche come Repubblica Napoletana, la Repubblica Partenopea è stata una repubblica proclamata nel 1799 a Napoli. Ebbe pochi mesi di vita, e la sua nascita fu dovuta all’ondata rivoluzionaria diffusa dalla Rivoluzione francese.

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Santuario di San Ciriaco

Il Santuario di San Ciriaco sorge nel piccolo comune irpino di Torre le Nocelle, in provincia di Avellino.

Per volere del Cardinale Orsini (futuro papa), nel XVIII secolo fu eretto il maestoso complesso religioso.

Dal punto di vista strutturale, l’edificio presenta una sola navata, a cui è annesso un campanile; questo è strutturato su diversi livelli e termina con una cupola.

All’interno del Santuario, si trovano numerose opere di Arte Sacra di rilevante fama e bellezza artistica. Tra queste, spicca il busto ligneo di San Ciriaco e il magnifico organo in stile gotico. Secondo la tradizione, l’organo del Santuario è tra i più pregiati della regione, secondo soltanto all’organo del Santuario di Montevergine.

Altrettanto famoso, è l’oratorium, in passato sede della “Confraternita di San Ciriaco” e in seguito trasformato in convento, sorto su i resti di una precedente villa rustica romana. A testimoniare l’origine del convento, sono tre colonne di epoca romana collocate all’interno della sua struttura.

Inoltre, nella sacrestia del santuario è perfettamente conservato l’antico mobilio risalente al XVIII secolo.

Da diversi secoli, il Santuario è diventato uno dei luoghi di culto più importanti e frequentati della zona. A donare ulteriore prestigio al Santuario, sono le miracolose facoltà esorcistiche di San Ciriaco e quelle dell’attuale Rettore.

Ogni anno, il Santuario di Ciriaco porta nella piccola città di Torre le Nocelle migliaia di pellegrini provenienti da tutta la regione irpina, da una parte, desiderosi di poter raggiungere il rinomato luogo di culto, dall’altra, curiosi di assistere alle tanto acclamate pratiche esorciste.

Curiosità

San Ciriaco di Roma è il patrono di Torre le Nocelle circa dal 1680. Il santo viene celebrato dagli abitanti della città, il 16 marzo, giorno del martirio, e l’8 agosto, quando fu sepolto.  A conferire particolare valore al santo, sono stati il Cardinale Orsini e il Principe Tocco di Montemiletto.

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Ponte di Annibale

Ponte di Annibale

Il Ponte di Annibale è una maestosa costruzione situata nei pressi di San Mango sul Calore, un piccolo borgo che si trova in provincia di Avellino.

Il Ponte di Annibale è un’antica opera  architettonica risalente al periodo tardo-romano (I secolo d.C.). Secondo una leggenda popolare, fu proprio Annibale a commissionare la costruzione dell’omonimo ponte, nel periodo in cui il suddetto generale era diretto con il suo esercito alla conquista della Puglia. La struttura è altrimenti conosciuta come “Ponte del Diavolo”. Il secondo nome è dovuto a una diversa leggenda. Questa narra che il diavolo (dal quale deriva il nome) in persona avesse costruito il ponte in una sola notte.

Alla vista, il Ponte di Annibale presenta una grande struttura di stile classico, interamente ricoperta dagli alberi e dalla verde vegetazione che nel corso dei secoli è cresciuta rigogliosa. È un’opera architettonica imponente, di fattura tipicamente romana. Un tempo, il ponte presentava imponenti arcate, alte più di sessanta metri. Tuttavia, oggi non sono alte più di dieci metri. Oggi, l’intera struttura ha perso molto dello splendore passato.

In tempi antichi, come diverse strutture simili, il Ponte aveva come funzione principale quella di comunicazione. Tramite il Ponte di Annibale, si attraversava con facilità il fiume Calore. In questo modo, si poteva arrivare in breve tempo presso  Chiusano, San Mango, Luogosano, Castelvetere, Taurasi o Mirabella. Il ponte era uno degli elementi fondamentali che costituivano la famosa Via Appia, strada romana che attraversava il sud Italia.

Il Ponte di Annibale rappresenta la scelta ideale per tutti coloro che desiderano ammirare le antiche bellezze artistiche presenti nella provincia di Avellino.

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Villa Romana San Giovanni in Palco

La Villa Romana è situata presso San Giovanni in Palco, in provincia di Avellino.

Precisamente, la villa si trova fuori dal centro abitato, non lontano dal Convento di S. Giovanni del Palco, che segna il confine tra il comune di Lauro e il comune di Taurano.

Per opera della Soprintendenza archeologica di SA. AV. BN., furono intrapresi lunghi lavori di scavi archeologici, che fecero emergere nel 1981 una parte della suddetta villa, che copre all’incirca una superficie di 1300 mq. Secondo alcuni studi, l’altra parte della villa, in passato sarebbe stata inglobata nelle fondamenta del Convento di S. Giovanni del Palco.

Strutturalmente, l’edificio è articolato su tre livelli addossati al pendio sul quale è collocato. I tre piani, sono collegati esternamente con una scala, che riporta elementi artistici e architettonici risalenti a un periodo che va dal tardo repubblicano (I secolo d.C.) in poi. Secondo alcune fonti, in seguito a una frana avvenuta tra il III e il IV secolo d.C., la struttura ha subito alcune trasformazioni, svolte per garantirne nuovamente la stabilità. Successivamente, la Villa Romana fu spogliata e abbandonata del tutto.

La parte della villa oggi riportata alla luce è formata da un Ninfeo (collocato al piano inferiore) e da un piano termale mediano; è possibile accedere a quest’ultimo tramite un corridoio, al termine del quale si trova il frigidario con vasca. Dal frigidario è possibile raggiungere il “tepidarium” e il “calidarium”, dal quale si accede invece al “laconicum a pianta circolare, dove un tempo era usato dai bagnanti per il bagno di sudore. Questo era generato dall’aria calda dell’”ipocastrum”, la cosiddetta camera d’aria.

Il Ninfeo è costituito da un’aula rettangolare.  Come il resto della struttura, anch’esso ha subito diverse trasformazioni. Oggi è possibile ammirare una bellissima serie di nicchie divise da intercolumni e ornate da piccole tessere marmoree e di pasta vitrea, colorare di blu e rosso.

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Torrente Salzola

Il torrente Salzola è uno dei più importanti corsi d’acqua della provincia di Avellino.

Il torrente nasce dalle pendici dell’alta Irpinia. Dalla sorgente, si dirama poi in tutta la valle, attraversa i territori dei comuni di Salza Irpina e Sorbo Serpico, prosegue dunque nella valle di Contrada Ramiera (comune di San Potito Ultra) e confluisce nel famoso fiume Sabato.

Secondo alcune analisi, negli ultimi 50 anni il torrente ha ridotto drasticamente la sua portata. In passato, il torrente aveva una portata di circa 200 litri al secondo; oggi possiede invece una portata di soli 20 litri al secondo. Ciò è probabilmente accaduto in seguito al progressivo assorbimento dell’acqua da parte delle aree boschive che sono attraversate dal torrente. Quest’acqua, ha provocato nel corso del tempo lo sviluppo di una florida area naturale, ricca di biodiversità.

Tuttavia, a causa di numerosi insediamenti e attività umane, il torrente Salzola presenta tutt’oggi una vegetazione selvaggia.  La flora è costituita prevalentemente da rovi e piante di specie erbacee, che sovrastano le specie arboree. Nonostante questa imparità, non lontano dagli argini, sono comunque presenti numerose specie arboree, come querce, noci, noccioli e castagni; a queste si aggiungono diversi pioppi, ontani, salici e frassini.

In passato, l’acqua del torrente era sfruttata particolarmente per alimentare i mulini degli opifici e delle filande situati lungo il suo corso.

Inoltre, pressappoco agli inizi del XIX secolo, si trovava in Contrada Ramiera un agglomerato rurale abitato principalmente da imprenditori e operai impiegati nella lavorazione del ferro e del rame. Questi si servivano della forza motrice delle acque del torrente per lavorare i metalli.

Grazie ad un’iniziativa dei comuni di Sorbo Serpico, Salza Irpina, San Potito Ultra e Atripalda, in futuro saranno intraprese opere di ingegneria naturalistica, al fine di ripristinare il “sistema fiume”, mediante un risanamento idrogeologico.

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