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Chiesa di S.Maria Assunta

La Chiesa di S.Maria Assunta sorge nel piccolo comune di Montemarano, in provincia di Avellino, conosciuta più comunemente come la Cattedrale di Montemarano.

Precisamente, la cattedrale si trova in “Piazza del Popolo”, nel centro storico del paese.

La cattedrale è una delle opere architettoniche di carattere religioso più antiche di tutta la regione irpina.

In passato, la cattedrale è stata più volte sede di diocesi. A causa delle numerose devastazioni (attacchi bellici, saccheggi, incendi, terremoti) che ha subito nel corso dei secoli, oggi non si possiedono documentazioni storiche dettagliate. Dalla fattura, molto simile ad altre cattedrali come quella di Caserta vecchia o Salerno, si evince che l’edificio risale probabilmente all’anno mille.

Secondo le poche fonti esistenti, la cattedrale fu soppressa nel 1818. Inoltre, in seguito al terremoto che colpì l’Irpinia nel 1980, la struttura fu sottoposta a intensi lavori di restauro, ed è stata riaperta al pubblico soltanto il 12 ottobre 1991, occasione alla quale partecipò il Cardinale Michele Giordano, arcivescovo di Napoli.

Esteriormente, la cattedrale possiede una facciata articolata in due piani, divisi da coppie di lesene.

Nel piano inferiore, le lesene incorniciano il magnifico portale centrale in pietra calcarea, risalente al cinquecento.  Ai lati dell’ingresso principale sono situati i portali laterali, più recenti rispetto al portale centrale. Nel piano superiore è collocata un’antica finestra con alcune luci a forma di occhio.

Dal punto di vista strutturale, la cattedrale è fondata su tre lunghe navate.

Diversamente dall’ingresso principale, il piano calpestio è leggermente ribassato; questo perché durante i lavori di restauro si è deciso di mettere in risalto le antiche colonne romane, i cui basamenti si trovavano sotto il livello del piano passato.

Le navate laterali, possiedono inoltre quattro cappelle laterali ciascuna.

Per quanto riguarda le opere artistiche, attualmente non sono conservate nella cattedrale, poiché in fase di restauro.

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Castello di Tufo

Il Castello di Tufo è una maestoso complesso architettonico situato nell’omonimo comune irpino, in provincia di Avellino.

Il borgo di Tufo, di cui il Castello rappresenta il fulcro, sorse durante l’epoca longobarda. La prima testimonianza cartacea dell’antico borgo è una citazione presente in un documento risalente al IX secolo.

Durante il medioevo, il castello fu impiegato molteplici volte in battaglie. Nel XI secolo il comune divenne proprietà normanna. La dominazione normanna fu seguita da quella angioina e da quella aragonese. Il castello conobbe il massimo splendore quando fu presidiato dalla famiglia nobiliare dei Tufo; da quel momento, tale famiglia nobiliare prese il nome dal paese che aveva governato. I Tufo governarono fino all’anno 1578. All’inizio del sedicesimo secolo il castello fu trasformato in residenza gentilizia.

In seguito a una serie di fenomeni devastanti, tra cui terremoti, carestie, alluvioni e pestilenze, la proprietà del borgo fu ceduta dai Tufo prima al conte Piatti di Venezia, e successivamente da quest’ultimo passò ai Capobianco di Benevento, che ne furono proprietari fino all’eversione della feudalità, nel 1806.

Il castello presenta una semplice pianta quadrangolare, ed è stato realizzato con pietra locale.

Nella cortina muraria a sud, sono presenti tre torri circolari. La prima torre, è alta circa 5 metri, la seconda non è più alta, ma sopra di essa, è presente una sopraelevazione di  pianta quadrangolare. Questa fu costruita successivamente al resto della struttura.

Precisamente, il castello si erge imponente su un grande spuntone di roccia vulcanica a 250 metri sul livello del mare, nella parte più alta di Tufo. Da quel punto, il magnifico castello domina la valle circostante.

Attualmente, il Castello di Tufo è stato parzialmente ristrutturato. È visitabile percorrendo il bellissimo centro storico del piccolo borgo.

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Castello di Guevara

Il castello di Guevara è una rinomata opera architettonica situata a Savignano Irpino, in provincia di Avellino.

L’edificio fu eretto originariamente come fortezza difensiva, nel periodo di dominazione normanna. Secondo quanto riportano alcune fonti, il “Castrum Sabinarium” (come veniva chiamato dagli abitanti del luogo), si estendeva complessivamente fino alla Chiesa Madre, ed era circoscritto da una cinta muraria, di cui oggi però non rimane più nulla, se non pochi resti nel sottopasso Finestroni.

La struttura subì diverse modifiche per opera della famiglia nobiliare de la Lande. La suddetta famiglia fu seguita dagli Spinelli, che furono proprietari del castello fino al 1455, quando fu ceduto ai Guevara (dai quali prese il nome). Dopo aver acquistato Savignano (sotto il periodo di dominazione Aragonese), i Guevara apportarono anch’essi numerose modifiche strutturali, destinando il castello ad uso residenziale e come centro di amministrazione. In particolare, eliminarono il fossato e trasformarono le cosiddette bocche da fuoco in finestre.

Il castello fu abbandonato completamente nel XX secolo, e diverse zone al tempo pericolanti (dovute al terremoto del 1732) furono abbattute. Nel 1980, il devastante terremoto che colpì l’Irpinia danneggiò gravemente l’edificio. Negli ultimi anni, il Castello di Guevara è stato sottoposto a importanti lavori di restauro.

Grazie all’intensa opera del comune, oggi il castello presenta un’ottima copertura in legno degli ambienti interni, che offre la possibilità di visitare l’antico edificio, e inoltre, rende possibile l’utilizzo di tali ambienti per fini espositivi.

Infatti, in futuro l’opera architettonica avrà lo scopo di ospitare il Museo della Transumanza, che esporrà oggetti e testimonianze della vita dei pastori transumanti irpini. Già oggi alcuni ambienti inferiori sono impiegati per convegni e mostre, o cerimonie private.

Precisamente, il castello si trova su un picco roccioso panoramico chiamato comunemente, “Tombola”, dal quale si affaccia imponente sulla Valle del Cervaro.

Curiosità

In passato, insieme al Castello di Greci e a quello di Ferrara (oggi scomparso del tutto), il Castello di Guevara faceva parte della “Baronia di Greci”.

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Belvedere di Via Limiti

Il Belvedere di Via Limiti è una magnifica strada panoramica situata nella piccola città di Frigento, in provincia di Avellino.

È un bellissimo percorso che si dirama tra le vie del centro storico, e attraversa le campagne e il parco urbano della città. Spesso la passeggiata si sofferma in alcuni dei numerosi luoghi di culto che si trovano a Frigento: le chiese di San Marciano, di San Rocco, di San Pietro, del Purgatorio, la maestosa cattedrale, il Santuario del Buon Consiglio. Attraverso questa suggestiva passeggiata, il turista scopre i preziosi luoghi che sono racchiusi nel piccolo borgo.

La strada circonda il centro storico e l’abitato; secondo alcuni studiosi, in passato questa avrebbe avuto la funzione di cinta muraria. Una volta oltrepassato il confine, il percorso diventa una bellissima balconata, dalla quale è possibile ammirare i paesaggi circostanti. La balconata (o loggiato) più rinomata, è quella di “Ariano Irpino”, situata a nord e delimitata da un muraglione. Da questa, si apre un’ampia veduta sulla valle dell’Ufita. Altrettanto famoso, è il loggiato “Sant’Angelo dei Lombardi”, dal quale si ammira la Valle d’Ansanto, i Monti Picentini e le Vulture verso la Basilicata.

La passeggiata è affiancata da una staccionata di legno; di giorno, si trova all’ombra di alberi secolari (platani, olmi, aceri etc.), di notte, è illuminata da eleganti lampioni.

Via Limiti è una passeggiata ideale per tutti coloro che vogliono trascorrere una giornata alla scoperta delle meraviglie di Frigento.

Curiosità

Ormai da diversi anni, Frigento è un’ambita meta turistica che viene ammirata da migliaia di visitatori provenienti da tutta la regione campana.

Ogni anno, il comune e alcune associazioni (con la partecipazione attiva dei cittadini) organizzano eventi enogastronomici e riti festivi, come le “Lanterne”, i “Carri” di paglia, i “Mezzetti” e i “Misteri”.

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Museo ex Palazzo Dogana dei Grani

Il Museo ex Palazzo Dogana dei Grani è un rinomato museo situato nel cuore della città di Atripalda, in Via Vincenzo Belli, in provincia di Avellino.

Il Museo ex Palazzo Dogana dei Grani fu costituito nella prima metà del XIX secolo. Durante il regno borbonico (XIV secolo circa), l’edificio ebbe la funzione di coordinare e gestire lo smercio dei grani importati dalla Puglia; fungeva da centro direttivo economico di Atripalda. In seguito al devastante terremoto del 23 novembre 1980, il palazzo ha subito un intenso lavoro di restauro.

Esternamente, il complesso presenta un magnifico orologio con lancette metalliche, che mediante due campane sovrastanti scandisce le ore. All’entrata, si erge un maestoso portale in pietra, sopra il quale spicca lo stemma di Atripalda. Da diversi secoli, il complesso è diventato simbolo della città di Atripalda.

Al suo interno, l’opera architettonica conserva i reperti ritrovati negli antichi siti archeologici di Atripalda e Abellinum (antica città romana oggi presidiata dal famoso Parco Archeologico).

Da diversi anni è stata allestita una mostra permanente che espone le tele, le tavole e le statue “salvate” dagli edifici e dalle chiese distrutte dal devastante terremoto del 1980.

Inoltre, il Museo ex Palazzo Dogana dei Grani custodisce due bellissimi dipinti a tema religioso: uno raffigura una scena centrale circondata da altre minori, l’altro dipinto rappresenta la crocifissione di Gesù Cristo.

Spesso, il palazzo ospita fiere, convegni, eventi culturali ed esposizioni temporanee , che espongono reperti recuperati dal territorio circoscritto ad Atripalda.

Precisamente, il museo si trova tra il centro storico della città e il sito archeologico di Abellinum, a ridosso del fiume Sabato.

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